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Vivi Bagheria...e dintorni
Giovedì la presentazione del saggio della bagherese Giusy La Piana sul superboss Provenzano. I proventi a Libera e Addiopizzo
"L´impero dei pizzini" ricostruito in un libro
06/06/2007
Verrà presentato giovedì 7 giugno, alle 10.30 a Palazzo Aragona-Cutò, “L’impero dei pizzini - la carriera criminale di Bernardo Provenzano”, saggio della giornalista bagherese Giusy La Piana, edito da Eugenio Maria Falcone, che ripercorre le mosse del superboss di Corleone attraverso i suoi 40 anni di latitanza. Un libro che traccia, secondo le parole dell’autrice, “il profilo psicologico di Provenzano, attraverso le sue scelte, le sue reazioni e relazioni”, e “la storia del padrino si intreccia al contesto criminale che l’ha generata e alimentata”. L´iniziativa ha uno scopo esclusivamente benefico: i proventi del volume verranno devoluti per intero a “Libera” e “Addiopizzo”, associazioni impegnate nella lotta alla cultura mafiosa.
Alla presentazione, che sarà moderata dal giornalista di Vassily Sortino, interverranno il sindaco di Bagheria, Biagio Sciortino, l´assessore ai beni confiscati, Antonino Costa, Vittoria Casa, assessore alla Pubblica Istruzione, il presidente del Consiglio comunale Bartolomeo Di Salvo, il vice presidente della Commissione Parlamentare AntimafiaGiuseppe Lumia, l’on. Leoluca Orlando, Emanuela Tizzani della Polizia Scientifica di Roma, Marina Marino, dirigente del settore del Comune, Domenico Figà, preside del Liceo Classico “Scaduto”, Salvatore Provenzani, preside dell’ITC “Sturzo” e coordinatore della rete Bab el Gherib e il critico letterario Salvatore Ferlito.
“Gli aspetti che finora hanno ammantato la mafia di un fascino ingannevole devono essere restituiti alla sua legittima proprietaria: la Sicilia” scrive Emanuela Tizzani nella prefazione del libro. “Mistero, simbolismo, onore, alone medio-orientale le appartengono storicamente e devono costituire il patrimonio culturale di chi in questa terra è nato e vuole crescere onestamente. Spogliata di questo abito la mafia appare nuda nei suoi aspetti crudeli, un manipolo di uomini eredi di quei campieri che hanno saputo mettere a frutto il mediocre potere della loro posizione di intermediari... ed ecco che la permalosità ai limiti del paranoide di cui la mafia è permeata acquista il suo vero significato: una organizzazione rigida e diffidente perché fatta di uomini fragili, che, senza la coltre protettiva di ciò che hanno intorno, senza il potere che ne rinforza l’ego totalmente eterodeterminato, appaiono vuoti umanamente e culturalmente, schiavi di ciò che essi stessi hanno creato”.
Nino Fricano
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