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Il rischio primario per la Sicilia è la desertificazione. Sull’isola le zone aride avanzano ed il resto del territorio diventa sempre più esposto. È ciò che è emerso ieri da un dossier realizzato dall´Enea "Studio dei cambiamenti climatici e dei loro effetti" presentato oggi a Roma alla presenza dei ministri dell´Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, degli Affari regionali, Linda Lanzillotta, del presidente dell´Enea, Luigi Paganetto, e dei massimi esperti nazionali sul clima.
La desertificazione, per l’Enea, è “un processo di degrado dell’ambiente determinato dall’interazione negativa tra l’impatto delle attività umane e gli eventi climatici” che “causa una graduale perdita di produttività delle terre e compromette la capacità di un territorio, nella totalità dei suoi fattori, di fornire servizi a beneficio della collettività”. Fenomeni quali l’alternarsi di “periodi di siccità” a “forti precipitazioni” non fanno altro che “accelerare il processo”. Un processo che – secondo le rilevazioni dell’Enea – è gia ben avviato. “La superficie di territorio semi-arido regionale è progressivamente aumentata dal 1921 a 2000 arrivando a superare il 20% del territorio regionale". E di contro i territori classificati umidi sono diminuiti fino al 30%. In 60 anni, inoltre, sulla regione si è avuta una diminuzione media di precipitazioni di 30 millimetri l´anno, ed il mare è sempre più caldo: dal 1880 la colonnina di mercurio ha segnato un aumento di due gradi.
Tutto questo rende la Sicilia "un’osservata speciale" degli studi sul cambiamento climatico. Per la nostra regione, insieme a Basilicata, Puglia e Sardegna, nel futuro sembra esserci il deserto.
Nino Fricano
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