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Cose di Mafia

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I nuovi boss italoamericani usano Skype: "In questo modo non saremo intercettati"

11/03/2010

 

90011.it - I nuovi boss italoamericani usano Skype: In questo modo non saremo intercettati                                                                                                                                                                              Alcune delle più blasonate case vinicole siciliane se lo contendevano. Il broker Roberto Settineri, arrestato nel blitz di polizia ed Fbi, prometteva a tutti il sogno americano. Ma lavorava a tempo pieno solo per Cosa nostra spa. Per questo era sempre in viaggio fra New York e Miami, dove abitava ormai dal 1998 e aveva aperto un caffè col nome dei mafiosi televisivi più celebri d´America, i Soprano. I discorsi d´affari importanti non li faceva però nel suo locale, né al telefono, ma attraverso Skype, un sistema di comunicazione via Internet che non è possibile intercettare. Gli investigatori della squadra mobile hanno ascoltato Settineri che dava consigli ai mafiosi di Palermo, su download, account e banda larga. E poi rinviava per gli "altri discorsi" sulla Rete.

Quando poteva, Settineri tornava nella sua Palermo. Per parlare faccia a faccia con i principali datori di lavoro che aveva in agenda, i nuovi quadri dirigenti della famiglia di Santa Maria di Gesù, Gioacchino e Giampaolo Corso. Soprattutto il secondo, perché il primo era pur sempre un sorvegliato speciale, con l´obbligo di soggiorno a Palermo e di rientro a casa entro le 22,30. Anche Giampaolo aveva avuto guai con la giustizia, ma aveva finito di scontare il suo debito. Così, telefonava liberamente a Settineri negli Stati Uniti. Non immaginava che proprio una sua telefonata ha fatto scattare la maxi indagine fra Palermo e New York, nel 2007. Corso chiedeva aiuto a Settineri per comprare in America uno grande stock di orologi di marca, da rivendere a Palermo. Ma erano davvero orologi quelli che voleva commercializzare il boss di Santa Maria di Gesù?


A Miami andavano a trovarlo davvero tantissimi siciliani. Mafiosi e non. Settineri, sigaro sempre in bocca e abbigliamento alla moda, si vantava di essere un grande ambasciatore del made in Italy. Dispensava a tutti grandi opportunità d´investimento, soprattutto nel settore della ristorazione e della grande distribuzione.


Nel rapporto dell´Fbi è finito ad esempio il ristoratore palermitano Giuseppe Moscarello, titolare de "Il Gattopardo" e de "Lo strascino": nel novembre scorso fu ospite di Settineri. Qualche giorno dopo, il broker venne intercettato mentre parlava al telefono con Moscarello, tornato a Palermo. Gli diceva: "Peccato che non sei qua, se no vedevi un pezzo di storia". Secondo i magistrati quel "pezzo di storia" è il gotha della mafia americana. Adesso, il viaggio di Moscarello è all´attenzione degli inquirenti.

L´imprenditore Carmelo Meola, che a Palermo aveva avuto guai giudiziari nell´indagine sui beni dei Ganci, aveva invece già chiuso il suo business: all´indirizzo di Settineri, a Miami, aveva domiciliato la sua "Vanicarmy", che si occupa di telemarketing di contratti assicurativi automobilistici. Due giorni dopo il blitz Addiopizzo, nel gennaio 2008, i poliziotti sentirono Settineri che si informava con Meola: "La tua grande città come va?". L´imprenditore rispose: "Va benissimo. Due notti fa è passata l´Amia, ha fatto una bella pulizia e ha svuotato un po´ di cassonetti. Si sono portati 40 monnezze, speriamo che continuino". Erano uomini del clan Lo Piccolo. Poco importava a Settineri. La sua unica preoccupazione era il clan di Brancaccio, la testa di ponte della nuova Cosa nostra. Non a caso, i poliziotti della sezione Criminalità organizzata della Mobile hanno trovato traccia del viaggio a Miami di un boss di Brancaccio, Antonino Lo Nigro, nel 2006.

Settineri era un vulcano di iniziative per la galassia dei boss e dei vicini all´organizzazione. Una volta, si mobilitò per un imprenditore palermitano che aveva urgenza di essere operato, ma la lista dell´istituto trapianti era troppo lunga: i mafiosi organizzarono allora un viaggio della speranza in Colombia. Anche di questo si vantava Settineri, l´americano che risolveva tutti i problemi ai palermitani.

Adesso, i pm Francesca Mazzocco e Roberta Buzzolani stanno esaminando il libro mastro sequestrato ieri dalla sezione Criminalità organizzata della squadra mobile. In alcuni fogli sono segnati nomi degli imprenditori e dei commercianti che pagavano il pizzo a Palermo, ma anche gli affari della cosca di Santa Maria di Gesù.


Fonte: http://palermo.repubblica.it

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